L’universo cinematografico firmato DC Studios apre ufficialmente le porte a una nuova era. Dal 25 giugno è approdato nelle sale Supergirl, l’atteso capitolo diretto da Craig Gillespie e prodotto da James Gunn e Peter Safran. A indossare il mantello kryptoniano troviamo Milly Alcock, fulcro di un’avventura interstellare dai toni epici in cui Kara, affiancata da un cast che include Matthias Schoenaerts e Jason Momoa, è costretta a intraprendere un viaggio cosmico mosso da un incrollabile senso di giustizia. Dopo aver assistito alla proiezione in anteprima, ecco la nostra recensione rigorosamente senza spoiler!
Da Superman all’avventura solista
Come i fan ricorderanno, questa nuova incarnazione della Ragazza d’Acciaio era già stata introdotta nel recente film di Superman (la pellicola con David Corenswet che ha inaugurato il nuovo universo DC, raccogliendo il pesante testimone lasciato da Henry Cavill). In questo stand-alone, però, impariamo a conoscerla sotto una luce completamente diversa: all’inizio del film, Kara si trova in un mondo illuminato da un sole rosso, una condizione che inibisce totalmente i suoi poteri.
La incontriamo nei panni di una ragazza “normale”, intenta a festeggiare la settimana del suo compleanno insieme alla sua unica vera famiglia: il suo fidato e inseparabile amico a quattro zampe, Krypto.
Un legame universale
Senza addentrarci nei dettagli della trama, è proprio da un incontro inaspettato e da un evento drammatico che vede protagonista Krypto che prende il via l’azione. Kara si lancia nello spazio profondo alla ricerca di un modo per salvare il suo cane, che per lei rappresenta il concetto stesso di “casa” e tutto ciò che le rimane della sua vecchia vita.
Ed è proprio qui che il film fa centro. Riusciamo a empatizzare fin dal primo istante con il motore che muove la protagonista: oggi sappiamo bene quanto gli animali siano importanti per tantissime persone, considerati a tutti gli effetti membri effettivi della famiglia. Il dolore di Kara, la sua determinazione e le sue scelte risuonano in noi in modo potentissimo. Nonostante stiamo guardando una supereroina alle prese con vicende aliene e incredibili, la sua spinta è profondamente umana e condivisibile. Molti di noi, al suo posto, avrebbero fatto esattamente la stessa cosa per salvare il proprio cucciolo.
Ritmo, azione e tecnica
A livello di intrattenimento, Supergirl funziona egregiamente. Il ritmo scorre fluido e, grande pregio per i cinecomic moderni, il film dura meno di due ore. Questa scelta di minutaggio evita che la storia venga inutilmente annacquata o allungata, mantenendo alta l’attenzione dello spettatore.
Non mancano le scazzottate e i classici combattimenti in puro stile DC, inseriti in una sceneggiatura che sa bilanciare molto bene i momenti genuinamente divertenti con quelli più drammatici in cui è facile che scappi la lacrimuccia.
Sul versante tecnico, la colonna sonora ha un peso specifico importantissimo e accompagna magistralmente l’avventura. L’unica nota leggermente stonata risiede nella CGI: in alcune sequenze l’effetto digitale si percepisce forse un po’ troppo, ma nel complesso l’impatto visivo regge la scena e fa il suo dovere.
Il nostro verdetto
Personalmente, ho trovato Supergirl un buon film. È un tassello solido e appassionante che si inserisce alla perfezione nel filone dei cinecomic, riuscendo a intrattenere e a emozionare. È sicuramente una pellicola che vi consiglio di andare a godervi sul grande schermo.
E anche se, stranamente, il film ci lascia senza alcuna scena post-credit o indizi lampanti, c’è da scommettere che in futuro Kara e il Superman di Corenswet avranno ancora tante, interessantissime storie da raccontare al pubblico.
E voi andrete al cinema a vedere questa nuova avventura spaziale? Fatecelo sapere nei commenti!
Scritto da Veronica Massaroni