Il nuovo reboot di Resident Evil diretto da Zach Cregger fa centro con un impressionante 98% su Rotten Tomatoes ed ecco la recensione senza spoiler del film con Austin Abrams, tra visuali in prima persona e un protagonista irresistibilmente imperfetto.
Il nuovo adattamento cinematografico di Resident Evil, firmato dal regista Zach Cregger, è finalmente arrivato sul grande schermo e ha già segnato un primato storico: con ben il 98% di recensioni positive su Rotten Tomatoes, si attesta come uno dei film tratti da videogiochi meglio recensiti di sempre.
Ma come funziona questo reboot sul grande schermo? Ecco cosa aspettarsi dalla visione, senza spoiler.
Un eroe per caso e l’immersione totale nel videogioco
A fare la differenza in questo nuovo capitolo è la scelta del protagonista. Interpretato da Austin Abrams (già apprezzato nella serie rom-com Dash & Lily di Netflix), il personaggio di Bryan non è il solito eroe d’azione spavaldo o un soldato addestrato. È un semplice corriere medico che si ritrova intrappolato da un giorno all’altro nell’incubo di Raccoon City.
L’immedesimazione con il pubblico è immediata: Bryan non sa usare bene le armi, impreca, ha paura e reagisce esattamente come farebbe ognuno di noi. Il film regge quasi interamente sulle sue spalle e la resa è impeccabile, arricchita nella versione italiana dall’ottimo doppiaggio di Alex Polidori (voce storica di Tom Holland e Timothée Chalamet).
Dal punto di vista registico, Cregger regala un’esperienza davvero immersiva. In diversi momenti la visuale passa in prima persona, portandoci direttamente dentro le dinamiche di gioco. Ci si ritrova a contare i singoli proiettili rimasti nel caricatore insieme al protagonista, facendo attenzione a ogni movimento nell’ombra. Non mancano diversi jumpscare, ma il ritmo bilancia bene la tensione con momenti sorprendentemente divertenti, rendendo il film godibile anche per chi di solito tende a evitare gli horror più puri.
Finale divisivo, dinamicat NPC e prospettive per un sequel
La narrazione regala chicche imperdibili per i gamer: la gestione di alcuni personaggi secondari ricorda da vicino l’interazione con i classici NPC (“personaggio non giocante”) dei videogiochi (con momenti comici in cui le conversazioni sembrano vere e proprie cutscene saltate).
Il finale rappresenta la parte più divisiva della pellicola. Senza fare spoiler, la conclusione sceglie una strada amara e poco speranzosa. Una scelta coerente con le atmosfere survival horror del franchise, ma che lascia aperto il campo a molte discussioni.
Mentre l’Umbrella Corporation e i retroscena del virus rimangono per ora marginali, il successo al botteghino e di critica spalanca le porte a un probabile sequel. Un secondo capitolo potrebbe espandere l’universo narrativo introdotto da Cregger, lasciando finalmente spazio ai volti storici della saga come Chris, Claire Redfield o Leon S. Kennedy.
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Per sapere se Resident Evil ha una scena post-credit, leggi l’articolo qui.
Scritto da Erica De Matteo
