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Se ami qualcuno dillo, recensione: la rinascita dei sentimenti nel film con Edoardo Leo

Se ami qualcuno dillo, recensione: la rinascita dei sentimenti nel film con Edoardo Leo

Il film Se ami qualcuno dillo, con protagonisti Edoardo Leo (Sergio), Claudia Gerini (Gabriella) e Giovanna Mezzogiorno (Alba), è tratto dal libro di Marco Bonini, che ne cura anche la regia, e narra una vicenda ispirata a quanto realmente accaduto a suo padre e alla sua famiglia.

È desiderabile essere colpiti da un infarto per poi, se si ha la certezza di superarlo, poter comprendere gli errori commessi nei confronti delle persone a noi più care?

Il film è risultato molto piacevole e induce a riflettere sui rapporti umani instaurati tra familiari.

Sicuramente molti degli spettatori, come la sottoscritta, ritroveranno situazioni passate o attualmente vissute nelle proprie famiglie e ne trarranno un motivo per rivedere i loro rapporti.

Se ami qualcuno dillo: i rapporti familiari e la difficoltà di esprimere i sentimenti

Sergio, uomo anaffettivo sia con la moglie che con l’unico figlio, rappresenta lo stereotipo del maschilista, analfabeta emotivo, arido e affettivamente bloccato nei sentimenti e nei rapporti con i familiari, erede di una cultura trasmessa da padre in figlio per generazioni.

Giulio, nome ereditato dal nonno paterno, figlio di Sergio, è invece un ragazzo dolce, guidato nella sua crescita emotiva esclusivamente dalla madre e che ha con il padre un rapporto conflittuale, non sentendosi amato da lui, non ricevendo mai un gesto di affetto o di incoraggiamento nei suoi interessi, anzi venendo rimproverato e punito, minando così l’autostima di un ragazzo in crescita.

Alba, l’ex moglie, e Gabriella, la compagna con cui però non convive, rappresentano le due donne innamorate di Sergio: la prima va via da casa per i tradimenti e per il comportamento anaffettivo del marito; Gabriella subisce dal compagno numerosi tradimenti, ma lei lo perdona sempre.

Due donne che rappresentano due facce della stessa medaglia, quella dell’amore.

Proprio questo è il tema su cui ruota la storia. Perché quando amiamo non lo dimostriamo all’altro? Perché i rapporti tra gli esseri umani si lacerano per l’impossibilità di uscire da quella gabbia psicologica o emotiva che ci chiude in noi stessi, non riuscendo a esternare i nostri sentimenti?

Su questo ci fa riflettere il film: non riuscire a superare quel limite che ci viene posto dai ruoli ereditati dai nostri progenitori.

Invece è necessario destrutturare, da parte del maschio, i vecchi modelli del patriarcato, per capirne i limiti e superarli. L’educazione nei confronti dei figli si è evoluta, ma tuttora sono radicati, in alcuni soggetti, certi comportamenti maschili.

Sergio subisce un evento drammatico, un infarto, che lo fa tornare scevro di tutte le sovrastrutture che ognuno di noi eredita dalla società e dalla famiglia.

Tutti gli sono vicini in questo dramma e si preoccupano di lui, anche la compagna, l’ex moglie e il figlio, persone che avrebbero avuto ben ragione di non preoccuparsene.

Ma si sa, quando in fondo a noi c’è sentimento, l’astio, l’odio e la sofferenza passano in secondo piano ed è come se anche noi nascessimo di nuovo nel rapporto con chi ci ha fatto soffrire.

Questa è empatia, è umanità!

Siamo tutti esseri umani che possono sbagliare, ma non dobbiamo condannare e condannarci per l’eternità.

Il tema centrale sicuramente è l’amore non esternato nei confronti dei propri cari e il tema del perdono, presente anch’esso, ci illustra e ci insegna che esso non è legato alla giustificazione dei comportamenti errati di Sergio, ma solo al comprendere che noi stessi siamo, molte volte, un inconsapevole prodotto di quei comportamenti o degli insegnamenti sbagliati che ci vengono imposti da società ancora ancorate a una mentalità retriva, a cui appartengono o hanno appartenuto molti dei nostri genitori o progenitori, che li hanno tramandati nel tempo alle future generazioni.

Il film insegna anche che i genitori, specialmente i padri che vorrebbero i figli loro cloni, devono amarli per quello che sono, non per quello che vorrebbero fossero.

Solo i figli riescono ad amare i propri genitori per quello che sono, anche se coscienti dei loro sbagli.

Non c’è solo una scena che mi ha colpito, ma nel complesso molte mi hanno emozionato, specialmente quelle in cui si evidenzia la ricostruzione dei rapporti sia tra padre e figlio che con le due donne protagoniste.

Se ami qualcuno dillo: i flashback, le musiche e il ritmo del film

Le vicende vengono narrate in un alternarsi di passato e presente, rappresentato non solo dai flashback in bianco e nero e poi dal colore, dai luoghi riconoscibili sia di allora che dell’oggi, ma anche dall’alternarsi delle musiche e delle canzoni che rappresentano proprio gli anni in cui avviene la vicenda, riportandoci a ricordare testi musicali forse dimenticati.

E questo rende tutto molto piacevole e interessante per uno spettatore che ha vissuto quegli anni o che ne ha solo sentito parlare dai genitori.

I rapporti familiari sono condizionati dai preconcetti ricevuti con l’educazione di altri tempi; infatti, nel film è presente la figura del padre di Sergio, Giulio, tramite flashback in bianco e nero che evidenziano il suo comportamento autoritario e dispotico nei confronti del figlio.

Atteggiamento replicato poi da Sergio nei confronti di suo figlio.

Il percorso di recupero è lungo e ben evidenziato nelle sequenze che si alternano nel film, che scorre qualche volta un po’ lentamente, ma forse proprio per dimostrare la difficoltà di recupero.

Il dottore che lo ha in cura, quando si rivolge alle due donne per spiegare la difficoltà e l’impegno che ci sarebbe voluto a rieducarlo, fa sospirare le due, che affermano: «Peggio di come era non può diventare».

Se ami qualcuno dillo: le interpretazioni di Edoardo Leo, Giovanna Mezzogiorno e Claudia Gerini

Gli attori del film sono risultati veritieri nelle loro interpretazioni.

Sorprende un’inedita Giovanna Mezzogiorno in versione simil punk, che interpreta l’ex moglie borgatara, risultando così credibile da sembrare realmente il personaggio che porta sullo schermo.

Claudia Gerini, che interpreta la compagna di Sergio, anche se aveva già interpretato ruoli da romana borgatara, questa volta riesce a commuoverci per la dedizione al suo uomo, tanto da mettere da parte i suoi problemi, con una tale ostinazione da non poter fare a meno di supportarla almeno con il nostro pensiero.

Edoardo Leo interpreta Sergio, colui che da uomo anaffettivo riuscirà poi a esprimere quei sentimenti a lungo repressi e condizionati da una cultura di impronta maschilista.

L’attore interpreta quest’uomo, inizialmente rude e duro, diventato, dopo essersi ripreso dall’infarto, una persona imprevedibile e folle, come un bambino quando scopre per la prima volta il mondo.

Dalla parte più recondita del suo io esce fuori la parte più fanciullesca nascosta, quella senza pregiudizi o malizie.

Così ci troviamo di fronte a un’interpretazione non facile per l’attore, ma significativa.

Edoardo Leo si trova così a muoversi in modo scoordinato, in atteggiamenti imprevedibili e goffi, in situazioni che imbarazzano i presenti, ma lo fa con maestria, con sicurezza, qualche volta facendoci sorridere pur in una situazione drammatica come la malattia subita.

Leo, alla fine, fa dimenticare a tutti com’era Sergio nel passato e ora noi lo sosteniamo nella sua rinascita: da antieroe diventa eroe.

Thomas Trabacchi interpreta il dottore che prende in cura Sergio e ne segue il percorso di rinascita, figura importante e di rilievo come tramite tra le donne, il figlio e il malato. E, come sempre, la sua interpretazione è precisa e curata.

Si deve necessariamente ricordare il giovane attore Biagio Venditti, che interpreta Giulio, il figlio, che, nonostante la giovane età e una carriera iniziata da circa una decina di anni, affronta il suo personaggio con cura e determinazione, risultando nella sua interpretazione veramente coinvolto dalla vicenda, in modo tale da sembrare lui stesso uno dei personaggi reali della storia.

Nel complesso, tutti gli attori, sia quelli principali che le figure di secondo piano, sono riusciti a creare un coinvolgimento emotivo che risulterà poi evidente agli spettatori.

Se ami qualcuno dillo: il giudizio sulla regia di Marco Bonini

Un plauso a Marco Bonini, che oltre alla carriera di attore ha intrapreso prima quella di scrittore e ora si è cimentato nella sua prima regia.

Il cinema italiano ha sempre più necessità di persone poliedriche che sanno passare da un ruolo a un altro con la massima serietà e preparazione.

Il film merita di essere visto. Lo consiglio sia ai giovani che alle persone più adulte perché, come già espresso, fa riflettere sui rapporti umani che intercorrono tra familiari, alternando anche momenti di comicità.

Quando il film è terminato mi ha lasciato una sensazione di speranza, pensando che gli atteggiamenti sbagliati, subiti o procurati, possano in qualche modo far riflettere e permetterci di rimediare prima che sia troppo tardi.

Scritto da Daniela Dardari.

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