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Un altro giorno insieme, recensione: una storia d’amore raccontata con delicatezza

Un altro giorno insieme, recensione: una storia d’amore raccontata con delicatezza

Il 19 ottobre 2026, al Cinema Adriano di Roma, è stato presentato in anteprima, nell’ambito di Alice nella Città, sezione autonoma e parallela della Festa del Cinema di Roma, il film Un altro giorno insieme, tratto dal romanzo di Matteo Losa, giornalista, scrittore e fotografo impegnato nella lotta personale contro il cancro.

Protagonisti del film i giovani attori Margherita Buoncristiani, già interprete della serie italiana Netflix Minerva – La scuola; Francesco Zenga, ammirato nella parte di Nino in La Storia; Flavia Leone, interprete di DI4RI; Manuele Velo, Tommaso nella quinta stagione di Mare Fuori, affiancati da interpreti già noti nel panorama cinematografico e televisivo, come Carmine Recano, Alessio Lapice e Ludovica Martino.

Un altro giorno insieme: una storia d’amore tra due giovani

L’amore può nascere ovunque, non solo nei classici scenari romantici; qualsiasi luogo può dare inizio a un legame profondo. Lo sfondo di questa storia è certamente diverso, insolito, ma doloroso, soprattutto se si considera la giovane età dei due protagonisti.

Barbara è una ragazza diciottenne di famiglia benestante; il padre è un oncologo in ospedale. Lei divide le sue giornate tra lo studio e la danza, la sua grande passione. Il padre, tuttavia, la costringe a rinunciarvi per farla dedicare esclusivamente alla preparazione del test di medicina.

Barbara porta avanti questo impegno quasi ossessivamente, in ogni momento della sua giornata, sforzandosi di credere che sia un suo reale desiderio e non un modo per compiacere il padre.

Giovanni è un ragazzo diciottenne che trascorre le sue giornate vivendo solo nel presente; per lui il futuro è un’incognita. È malato di tumore e da anni è in cura dal padre di Barbara.

Due ragazzi, due storie personali diverse, ma uniti da una profonda solitudine interiore. I due si incontrano casualmente nei corridoi dell’ospedale in cui lavora il padre di lei, completamente ignari delle rispettive identità e del dolore che li accomuna.

Pur essendo attratto da lei, Giovanni si mantiene guardingo; non è facile lasciarsi andare all’amore se sai che il tuo destino è segnato.

La delicatezza nel raccontare la malattia

La pellicola racconta una realtà drammatica, tristemente diffusa; il vero dramma emerge dal fatto che questa malattia colpisca duramente anche la fascia giovanile.

La visione del film mi ha emozionata, perché gli eventi drammatici narrati mi hanno fatto riflettere sulla precarietà della vita e mi hanno ricordato che tutti noi siamo effimeri in questo mondo.

Vedere raccontata la malattia, anche se con estrema delicatezza, scelta sicuramente vincente, mi ha coinvolta emotivamente, come tutti gli spettatori in sala, forse proprio perché i protagonisti sono due giovani che dovrebbero solo pensare al futuro.

Avrei preferito, però, che alcuni aspetti del loro rapporto fossero stati più approfonditi per rendere la storia più realistica.

La recitazione dei due giovani attori, in qualche scena, specialmente nei primi piani, è risultata meno naturale, cedendo a tratti al manierismo; sicuramente non è facile per chi è alle prime prove attoriali risultare sempre credibile in una storia drammatica come questa.

La speranza e la rassegnazione dei personaggi

I personaggi che circondano Giovanni mostrano la speranza, la serenità con cui affrontano la drammatica situazione.

Certamente la rassegnazione mostrata da alcuni di loro colpisce e può sembrare poco autentica.

Per esempio, la madre di Giovanni non è mai ripresa accanto al figlio durante le cure, non mostra quel dolore e quella rabbia che avrebbe una madre nella realtà.

Tutti vorremmo, forse, reagire così di fronte all’ineluttabile, ma non sempre avviene; il film, forse, vuol dare un insegnamento su come ci si dovrebbe rapportare di fronte a tali situazioni? Ma questo è un film, non la realtà.

Quel dolore, quella sofferenza, li ho percepiti attraverso l’infermiera che gli somministrava le dosi di chemio. Si avverte un legame profondo con il paziente, rappresentato dagli abbracci che lei gli dona.

Musiche e fotografia, invece, sono perfette a rappresentare le varie situazioni affrontate dai due personaggi.

Un altro giorno insieme: il valore di ogni istante

Questo film, che uscirà nelle sale cinematografiche nei primi mesi del 2027, ha il pregio di far capire che, se qualcuno è destinato a terminare troppo presto la propria vita, ogni istante deve essere vissuto appieno: saranno proprio questi momenti a rimanere impressi nel cuore di chi lo ha amato.

Consiglio la visione di questa pellicola agli spettatori più giovani, con la speranza che, al termine della proiezione, il loro modo di guardare alla vita e alla realtà ne esca trasformato.

Sarà un modo per comprendere che non bisogna sprecare inutilmente neanche un solo attimo della propria esistenza, perché non tutti hanno il privilegio di avere un domani davanti a sé.

Scritto da Daniela Dardari.

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