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Il Festival delle Serie TV - Il panel con Lino Guanciale
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Il Festival delle Serie TV – Il panel con Lino Guanciale

Il Festival delle Serie TV – Il panel con Lino Guanciale!

Quest’anno abbiamo partecipato alla seconda edizione di FeST, un festival interamente dedicato alle serie TV, che si è svolto il 20, 21, 22 settembre alla Triennale di Milano. In questi tre giorno vi sono stati incontri, eventi e proiezioni a cui hanno partecipato coloro che hanno scritto, diretto ed interpretato le serie TV del momento. Questa è stata un’occasione per gli appassionati di divertirsi, imparare qualcosa di nuovo sull’ambito cinematografico e poter vedere da vicino i loro beniamini.

Noi abbiamo avuto l’occasione di poter assistere a due panel: il primo è stato quello con Lino Guanciale, che ha presentato la nuova serie intitolata Il Commissario Ricciardi, di cui parleremo qui, mentre il secondo è stato quello i cui protagonisti erano l’attore e la scrittrice di Pretty Little Liars, ossia Sara Shepard, di cui parleremo in un altro articolo.

Cominciamo subito a trattare del primo panel, che si è svolto domenica 22 settembre, esattamente come il secondo. Innanzitutto, parliamo di chi era presente sul palco: Lino Guanciale, Eleonora Andreatta (direttore di Rai Fiction), Gabriella Buontempo, Massimo Martino, Alessandro D’Alatri, assieme ai moderatori, nonché direttori artistici, Marina Pierri e Giorgio Viaro. A mio parere, i due moderatori sono stati molto capaci nel far sentire a proprio agio gli ospiti, ad essere sempre sorridenti e a porre domande pertinenti ed interessanti.

Il Commissario Ricciardi è un crime ibridato con il sovrannaturale, ambientata nella Napoli degli anni ’30. Il protagonista è un personaggio lacerato, che si porta dentro una ferita e per questo è molto affascinante. Ricciardi si pone l’obiettivo di riportare un ordine nella società, cercando di addurre pace ai fantasmi dei morti di morte violenta che vede.

Gli episodi saranno 6 da 100 minuti ciascuno, ognuno basato su di un romanzo dell’autore Maurizio De Giovanni, secondo Martino. Alcuni dei titoli sono questi: In fondo al tuo cuore, La condanna del sangue, Vipera, Il giorno dei morti, Il senso del dolore. È stata inoltre mostrata una clip della serie in anteprima.

Lino Guanciale avrebbe basato la caratterizzazione sul personaggio ritrovato nei libri, che ha avuto premura di leggere per farsi un’idea migliore dell’uomo che avrebbe poi interpretato. Il segreto inconfessato di Ricciardi è sia dono che maledizione (chiamato il fatto nei romanzi), ma non è da questo che è partito l’attore, bensì dai silenzi, quelli di un ex bambino spensierato. Il bambino, in virtù di questa dannazione, cambia il proprio comportamento esteriore, ma non il proprio mondo interiore. Egli desidera empatia, ma allo stesso tempo, cerca di autocensurarsi per non far gravare sugli altri qualcosa che avverte come mostruoso in se stesso. L’isolamento volontario dal mondo lo rende autistico e sociopatico agli occhi degli altri, a tal punto da farlo diventare un emarginato. Quest’aspetto è stato poi approfondito, perché importante a livello di trama, ma anche per via del centro focale del festival, ossia la rottura degli stereotipi. Gli occhi di Ricciardi sono vivi di qualunque tipo di sentimento secondo l’autore del romanzo ed è quello che ha cercato di mostrare Guanciale.

Anche D’Alatri, il regista, avrebbe aggiunto che Ricciardi è molto sensibile e cerca di partecipare alla sofferenza degli altri. La chiave importante è più l’approccio sentimentale, la pietas che porta il personaggio alle altre persone, che gli effetti speciali. Le vittime hanno due ruoli: quello d’essere umano e quello di fantasma.

Ricciardi cerca di mettere a posto i dolori che non sono stati risolti.

La Andreatta avrebbe spiegato che la Rai ha cercato di dare voce alle donne, ai giovani, agli emarginati come Ricciardi. Ricciardi è diverso dagli altri e portando il peso di questo dono e maledizione, viene emarginato dagli altri.

Ricciardi è un personaggio profondamente etico, proprio perché questo dono lo porta a capire profondamente la natura umana, con un senso particolare di giustizia.  

In più, bisogna specificare che gli anni ’30 sono stati raccontati come specchio dell’oggi.

Lino Guanciale avrebbe poi dichiarato che si cerca di abbattere i luoghi comuni. Ricciardi è socialmente un problema, perché ha la nomea di portare sfortuna, d’essere sociopatico e strano perché non parla con nessuno, è celibe quindi deve pagare una tassa sul celibato nell’Italia degli anni ’30 e si pensa sia omosessuale perché non ha una donna (altro tema affrontato nei romanzi). Però, a Ricciardi si può volere molto bene, perché è empatico e cerca di portare pace ai fantasmi risolvendo i loro casi.

Provate ad invertire Ricciardi con un altro qualunque discriminato della nostra società. L’occasione diventa per il pubblico quella di ridiscutere i proprio stereotipi. “Forse, al di là di questo comportamento alienato che osservo, c’è qualcos’altro e se supero questo qualcos’altro, forse trovo qualcosa di simile a me”. Ricciardi può essere l’alienato della porta accanto.  

Il regista avrebbe poi parlato del fatto che i napoletani li hanno accolti in maniera molto festosa e disponibile.

Secondo la Buontempo, RaiCom (l’azienda satellite che si occupa della vendita all’estero di tutte le produzioni della Rai) avrebbe investito per la prima volta in una serie.

Pensate che guarderete la serie? Fatecelo sapere nei commenti!

Intanto, vi lasciamo qui sotto una galleria di foto e video dell’evento.

Erica

Scrittrice, serializzata e lettrice accanita.