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SKAM Italia – Recensione 2×09

Il nono episodio della seconda stagione di SKAM Italia è stato sicuramente uno dei più complicati da guardare e credo sia stato anche forte e doloroso da ideare, girare ed interpretare soprattutto per Federico Cesari, Rocco Fasano e Barbara Folchitto che hanno dato il meglio di loro stessi, mi hanno talmente emozionata che non sarei in grado di classificare tutte le emozioni che ho provato nel corso dei minuti dell’episodio e nei momenti successivi alla visione.

E’ stato sicuramente uno dei miei episodi preferiti, forse quello che ho amato di più a pelle e per alcuni dettagli che hanno fatto in modo che noi tutti potessimo metterci nei panni del protagonista ed anche in quelli della madre in una dualità che mi ha lasciato senza parole dopo aver visto la scena perchè nel mentre è stata così naturale da non essere per nulla percepita, Ludovico Bessegato inserisce continui input per andare oltre alla storia raccontata e non fermarsi mai alla fine del singolo episodio o serie, infiniti spunti per bucare lo schermo e far ragionare su questioni serie di cui non si parla mai abbastanza nè in tv, nè al cinema nè nella vita reale e sto notando sempre di più il fatto che SKAM stia smuovendo le acque e muovendo i fili della nuova generazione, o meglio, di coloro che vogliono che qualcosa cambi e che non ci siano più argomenti tabù perchè, sembrerà un qualcosa di brutto da dire ma, non tutti hanno la maturità, la sensibilità e l’empatia che si dovrebbe avere e, notate bene, non sto parlando di intelligenza, il più grande genio può anche essere il peggior immaturo, non empatico ed insensibile di questo mondo, intelligenza non è sinonimo di tutte queste caratteristiche o viceversa ed è bene sia chiaro.

La prima scena è stata sicuramente dura e quasi impossibile da digerire, Maddalena si è dimostrata essere senza cuore ed insensibile, avrei potuto capire una reazione concitata, terrorizzata e anche quasi isterica ma non la freddezza e la crudeltà con cui ha parlato con Martino rivelandogli il segreto di Niccolò e dando voce a realtà che sa essere finte, la ragazza è consapevole che il proprio ex si sia innamorato seriamente di Martino eppure è stata capace di mettere sullo stesso piano Niccolò e il disturbo di cui soffre e di sminuire i sentimenti che il ragazzo prova pur di non accettare la realtà.

Niccolò soffre del Disturbo Borderline di Personalità, un qualcosa che, naturalmente, si riflette sui suoi pensieri, sull’umore, sulle decisioni, sulle emozioni e, di conseguenza, sulla sua vita che è meno facile rispetto a quella di persone che non ne soffrono ma non per questo è una vita “finta” o priva di amore, è “semplicemente” (fate caso alle virgolette perchè non sto minimamente cercando di addolcire la pillola o di sdrammatizzare una condizione cronica e critica, sto solo cercando di collegare il disturbo al fatto che una persona non sia la malattia/il disagio di cui soffre ma sia una persona che soffre di un qualcosa meritevole di attenzione e di cura ma non di identificazione con la persona stessa) una vita instabile, difficile, dolorosa che ha bisogno di quello che hanno bisogno tutti. Il fatto che Maddalena abbia minimizzato e distrutto a parole tutto ciò che Martino e Niccolò hanno costruito insieme e lo stesso Niccolò mi ha letteralmente fatta imbestialire, mi sarei aspettata empatia da parte della ragazza dato che ha vissuto in prima persona quella situazione e sa benissimo cosa si prova a stare vicino a qualcuno che ami ma che non sta bene eppure non si è fatta il minimo scrupolo a disintegrare un ragazzo che si è innamorato e che ha paura ma che, nonostante tutto, è lì a Milano, dopo aver trascorso una notte in solitudine, nel non sapere cosa abbia avuto Niccolò e vuole vedere il ragazzo che ama, non è scappato nonostante il terrore e il non capirci più nulla, vuole Niccolò a prescindere da tutto il resto e vuole sapere come sta, vuole vederlo, vuole sostenerlo e, purtroppo, non gli è stato permesso da una persona che sembra si sia dimenticata cosa voglia dire amarsi ed esserci per l’altro e, non mi piace dirlo, sinceramente non vorrei mai avere un medico come lei, la chiave per essere un buon medico è essere sensibili ed empatici pur mantenendo un certo distacco e Maddalena, mi dispiace, sembra esserne sprovvista.

Martino torna a casa da solo, piangendo sul sedile di un treno e sprofondando ancor più nella paura e nella consapevolezza che l’amore di Niccolò nei suoi confronti sia frutto del suoi disturbo, della sua “pazzia” (in quel momento Martino pensa che Niccolò sia pazzo, sappiamo benissimo non si tratti di pazzia ma, insomma, mettetevi nei panni di un ragazzo che non sa nulla di medicina/disturbi psichici/disturbi psichiatrici/malattie mentali/disordini etc) e di un vero sentimento, di una vera emozione provata nei suoi confronti e, ovviamente, soffre per se stesso ma anche per quel ragazzo che gli ha rapito il cuore.

Una volta tornato a casa passa il tempo a documentarsi e a cercare di capire di cosa soffre Niccolò, se può, in qualche modo, aiutarlo e se i sentimenti provati da chi soffre di Disturbo Borderline di Personalità siano “finti” e indotti da ciò di cui soffrono e nel momento in cui riceve un messaggio quasi in codice proprio da quel ragazzo e decide di bloccarlo per non soffrire ulteriormente, ecco che entra la mamma in camera, una donna preoccupata che ha appena scoperto dall’uomo che l’ha lasciata per un’altra donna che il loro bambino è gay e che ha una relazione e, ovviamente, vedendolo in quelle condizioni ha bisogno di sapere anche se non sa minimamente cosa ci sia dietro a quel malessere. In ogni caso i due ci hanno regalato una scena emozionate e forte, un coming out non è mai semplice, neanche quando al genitore non importa che tu sia innamorato/a di una persona del tuo stesso sesso e questo coming out è stato sicuramente meraviglioso.

Mamma Rametta è un personaggio sensazionale, ben costruito e ben interpretato da Barbara Folchitto che le ha reso giustizia e che le ha regalato tutte le sfumature che avevamo bisogno di vedere, l’unica cosa che importa a questa mamma è il far sapere al figlio che non le importa chi ama ma che lei lo amerà per sempre a prescindere da tutto perchè è la cosa più importante della sua vita e solo questo conta, nient’altro. Leggere negli occhi di Martino la felicità, l’essere compreso e accettato è stato quasi come togliersi un peso dal petto e dal cuore insieme al protagonista, siamo stati un po’ tutti Martino in quel momento e ci siamo tutti sentiti più sollevati.

A dir la verità quella scena ha fatto sentire tutti vicini a Martino, abbiamo invitato con aggressività la mamma ad uscire dalla nostra stanza senza ottenere risultato, l’abbiamo mandata a quel paese, abbiamo sbattuto la porta con violenza dietro le nostre spalle per poi sentirci in colpa  e desiderare di tornare indietro nel tempo per evitare di trattare male l’unica persona che al mondo ci amerà senza se e senza ma (nonostante ciò che sentiamo tutti i giorni con le notizie di cronaca, le mamme sono meravigliose, una minima percentuale compie atti di pura follia e fuori da ogni ragione), abbiamo tutti pianto le lacrime di entrambi, siamo stati mamma e figlio in contemporanea perchè abbiamo visto ciò che hanno vissuto entrambi in quel momento e ci siamo messi nei panni di una madre e di un figlio nello stesso momento visto che la scena era talmente reale da non sembrare appartenente ad una serie tv ma alla vita quotidiana e abbiamo tutti sorriso nel sentire la madre parlare di una lingua “Martinese” perchè ognuno di noi ha una propria lingua, o meglio, attribuisce significati diversi a parole normalmente utilizzate o ne inventa di nuove per esprimere un concetto puramente personale.

Il riscontro positivo del coming out si scontra con il suo opposto durante la conversazione che Martino ha avuto con il proprio padre ma è giusto che sia così, dipingere una realtà tutta rose e fiori sarebbe stato surreale, finto, non corrispondente a ciò che, purtroppo, viviamo tutti i giorni direttamente o indirettamente e non avevo dubbi che Ludovico Bessegato avesse creato una controparte negativa ma dannatamente reale della madre di Martino, della madre che tutti dovrebbero avere e spero che tutti coloro che non accettano il fatto che ognuno debba amare chi vuole rivedendosi nelle parole di papà Rametta si ricredano e capiscano che con le loro parole distruggono figli, amici e persone che meritano di essere considerate come tutte le altre perchè sono come tutte le altre, spero si vergognino anche e che si facciano pena e schifo e che possano cambiare idea ma so benissimo di essere utopica, al momento potrei accontentarmi anche di un minimo dubbio nella testa di queste persone ma, sinceramente, qui non ci si dovrebbe accontentare di nulla, la normalità non ha bisogno di essere accettata.

Beh, vi avevo già detto che il padre di Martino non mi aveva suscitato belle emozioni con quel messaggio che aveva inviato al figlio e, infatti, non avevo fatto male a pensare male dato che quell’uomo non vuole che il figlio vada a cena con il proprio ragazzo ed utilizza come scusa il bambino che potrebbe traumatizzarsi. Ecco, in quel preciso momento avrei voluto sedermi ad un tavolo con papà Rametta ed esporgli i 101 motivi per cui ciò che traumatizza un bambino non è l’amore e la realtà ma la falsità, la cattiveria e l’avere genitori come lui ma dato che non ho potuto andrò avanti e vi eviterò un excursus infinito che non avrebbe bisogno di esistere ma di cui necessitano ancora troppe persone. Ciò che mi ha fatto più male sono state le lacrime trattenute di Martino, il suo viso contorto dal dolore e dallo schifo e la risata di quel padre che non meriterebbe di essere padre e che non merita di avere un figlio eccezionale come Martino che ha avuto anche la forza di dirgli che non stava scherzando, che c’era davvero un ragazzo e che, di conseguenza, è davvero gay, credo di aver amato ancor di più quel ragazzo in quel momento.

Ci tengo a dire che la scena con lo psicologo mi è piaciuta ma solo la leggerezza con cui è stato rappresentato questo mestiere mi sta un po’ disturbando, ribadisco, so benissimo che Ludovico Bessegato si è confrontato con degli esperti per affrontare un argomento così difficile e l’ha fatto in modo magistrale senza alcun dubbio, credo di avervelo fatto capire con le mie parole ma continua a non piacermi il fatto che sembra quasi che lo psicologo colleghi ogni cosa alla fiducia che si deve avere negli amici e che faccia fare esercizi di fiducia così random quando, invece, sono importanti, seri e fondamentali ma il modus operandi li rende quasi inutili e ridicoli, perdono di serietà e questa cosa mi fa storcere un po’ il naso. Il fatto poi che usi termini come “gelosa in culo” mi ha definitivamente fatta innervosire, un professionista non può mettersi sullo stesso piano dei ragazzi, non può fare l’amicone in quel modo, deve si essere empatico e comprensivo ma non può e non deve categoricamente comportarsi come un amico e delegare ogni problema al fidarsi degli amici che avevano ragione, per carità, Maddalena studia Medicina da tre mesi e non può saperne nulla di psicologia o psichiatria ma io non credo nemmeno che le sue azioni siano state dettate dalla gelosa e che si sia comportata male con Martino per via della stessa dato che con Niccolò aveva ormai un rapporto fraterno, solo che l’avere ragione non significa che bastano sempre e solo gli amici, purtroppo. (Ho amato il carattere dello psicologo e il fatto che sia comunque un “personaggio” e che sia sopra le righe solo che, secondo me, non era il contesto giusto per esserlo)

Ho apprezzato la serietà utilizzata dallo psicologo nel parlare del disturbo di cui soffre Niccolò e del fatto che una volta trattato permetta di vivere una vita “normale” e nel racchiudere ciò che nessuno dovrebbe fare per conoscere qualcosa in ambito medico/psicologico in una sola parola inventata da lui e cioè “NAMACISSI”—–> “Non andare mai a cercare i sintomi su internet”, miei cari lettori ricordatelo sempre, Internet è utile nelle ricerche quando si è dell’ambiente e si è esperti mentre è deleterio se utilizzato da persone che non se sanno nulla e cercano di capire argomenti difficili che riguardano loro stessi o chi amano quindi grazie Spera e grazie Bessegato, ci avete regalato una parola importantissima.

 

 

 

 

 

 

 

L’ultima scena è stata magica e di una potenza inaudita, Niccolò e Martino si sono finalmente riuniti e ci hanno fatto davvero piangere, sono talmente preziosi che davvero io non so che parole utilizzare per non sfigurare nei confronti di cotanta bellezza e purezza. Martino è andato a casa del padre per la cena e ha voluto osservare senza essere visto la nuova vita del padre, la sua nuova casa, la nuova compagna, la nuova famiglia e il bambino nei cui occhi si è rispecchiato perchè anche lui è stato piccolo ed ha vissuto il Natale così come in quel momento lo stava vivendo quel bambino. Siamo stati un po’ Martino anche mentre osservava il tutto attraverso un vetro e dall’altra parte sentiva una musica natalizia che non rispecchiava per nulla ciò che stava vivendo, il Natale per lui era molto lontano e triste e percepire la musica provenire dall’interno per poi svanire al di fuori ha fatto in modo che le atmosfere diverse fossero chiare e nitide. Nel momento in cui Martino riceve il messaggio da Niccolò tutto diventa più bello e tutto riacquista colore, gli ritornano le forze come se la linfa vitale gli scorresse di nuovo nelle vene, come se Niccolò fosse il sangue che gli scorre nelle vene (e infatti anche dopo la chiamata del padre Martino cerca Niccolò per ritrovare un po’ di ossigeno e un po’ di forza) e inizia a correre per raggiungere quel ragazzo che lo sta aspettando sulla terrazza della scuola, quel posto in cui due anime meravigliose si sono intrecciate per non lasciarsi più.

Fondamentale è stato l’aiuto di Chicco Rodi e Rocco Martucci che con il loro tutorial hanno permesso al nostro protagonista di raggiungere il punto di incontro con Niccolò e salvare il loro amore, se stesso e quel bimbo prezioso che sta piangendo per aver spaventato Martino, per averlo perso e per la convinzione di non essere creduto per quanto riguarda i sentimenti che prova per lui. Martino non doveva salvare Niccolò da un tentativo di suicidio e nel messaggio è chiaro, deve salvarlo dalla convinzione di essere solo e di non essere meritevole d’amore, dalla convinzione di averlo perso e il loro abbraccio finale è stato emblematico, abbiamo potuto percepire l’accettazione, l’amore e la comprensione e la voglia di viversi nonostante tutto, in quei baci a fior di labbra, sulla guancia e sul pollice mi hanno trasmesso purezza e tenerezza e una maturità incredibile, si sono scelti di nuovo con la consapevolezza che non sarà facile ma che si amano e che ci proveranno, insieme.

 

 

 

 

 

 

 

Rocco e Federico si sono davvero impegnati e ci hanno fatto respirare l’amore, quello vero, quello che non è perfetto e che si deve scontrare con la realtà ma che non per questo è meno forte o instabile nonostante il fatto che il disturbo di cui soffre Niccolò ha come caratteristica proprio l’instabilità, Niccolò forse avrà avuto delle relazioni instabili rese ancor di più tali dalla sua condizione ma ora ha incontrato l’amore e insieme a Martino troverà la stabilità nella propria instabilità. In fondo, alla fin fine, AMOR VINCIT OMNIA.

Bonus:

  • Voglio farvi notare il fatto che Maddalena alla fine della prima scena non guarda Martino negli occhi ma in un punto più basso del viso quasi come si sentisse in difetto e si sentisse non pulita per avere detto qualcosa che non è vero e per averlo fatto soffrire inutilmente con delle verità riadattate e rivisitate liberamente giusto per fargli mollare la presa.

 

 

 

 

 

 

  • Tutti dovrebbero essere Elia Santini che non sapendo si avvale della facoltà di non parlare perchè, quando non sai, non devi aprire la bocca e sparare sentenze, perchè, quando non sai, non puoi permetterti di dire cose che potrebbero fare male inutilmente e non volutamente ma solo a causa della non conoscenza. Siate tutti l’Elia Santini del vostro gruppo!

 

 

 

 

 

 

Ho di nuovo raggiunto quasi le 3000 parole ma, insomma, SKAM Italia riesce sempre a farmi parlare e riflettere tanto, io non sono pronta a salutare la seconda stagione e la prossima recensione sarà l’ultima per questa stagione e non so come farò ma spero di ritrovarvi ancora qui la settimana prossima per salutare questi fantastici dieci episodi.

Voto all’episodio: 9

Ci tengo a concludere con una notizia meravigliosa, SKAM Italia è stata eletta come Miglior Serie Tv del 2018 da un sondaggio del Corriere della Sera in cui hanno espresso la loro preferenza 6.944 persone su quaranta show selezionati alla loro prima o ennesima stagione.

La nostra serie tv ha trionfato con il 43%, c’è da esserne fieri. Complimenti Ludovico e complimenti ragazzi e complimenti a tutti coloro che lavorano a SKAM Italia, senza di voi tutto questo non sarebbe stato possibile e noi saremo sempre qui per sostenervi.

Grazie di cuore, davvero.

 

Irene

 

 

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Salve, sono Irene e non ho mai amato definire la mia persona e ciò che faccio. So solo che ciò che viene scritto, nel momento stesso in cui viene composto, non è più solo mio ma anche di chi legge. Sono curiosa di sapere in che modo lo sarà. Meglio nota come vulcano d'idee o l'Arti(coli)sta per un chiaro e semplice motivo: la scrittura è il mio elemento, l'arte che mi scorre nelle vene, il modo più realistico e spontaneo che ho di vivere.