Goodbye Riverdale
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Riverdale – Recensione season finale “Goodbye Riverdale”

“Goodbye Riverdale”, il season finale di una serie tv amata e odiata e con un grande potenziale che, se solo fosse stato ben sfruttato, avrebbe impedito una fine dolceamara.

Goodbye Riverdale

Tutti attendevano che Riverdale si concludesse, sia gli attori che gli spettatori ed io non sono stata certo da meno perché non ho solo guardato uno show ma l’ho anche recensito per quasi sette anni quindi il mio osservare non si limitava ad una mera fruizione ma doveva, per forza di cose, ampliarsi e permettermi di analizzare, non facilmente in certi casi, scelte narrative in una chiave valoriale contemporanea ma che, al tempo stesso, riuscisse a tenere viva l’attenzione e la voglia di continuare a leggere recensione dopo recensione nel corso degli anni e, tirando le somme, credo di potermi ritenere soddisfatta.

Volevo lasciarvi qualcosa che andasse oltre il mondo fittizio rappresentato nei 40 minuti di ogni singolo episodio perché sono convinta che una recensione non sia e non debba essere semplicemente un commento ma un modo per entrare, anche solo per qualche minuto, nella vita di chi legge, per empatizzare e far sentire ai lettori che oltre lo schermo c’è una persona reale che, come loro, si è rivista in una determinata scelta, in un’emozione, in uno schema relazionale o in un personaggio.

Scrivere non è mai un atto a senso unico ma sempre bidirezionale e confrontarmi con le vostre parole mi ha sempre dato una marcia in più.

Non a caso nel mio staff sono stata definita fin da subito “Irene l’Arti(coli)sta”, non mi sono mai voluta fermare alle recensioni tecniche, serie e fin troppo sterili, ho sempre voluto andare oltre, farvi leggere altri significati dietro alle parole e al modo in cui le combinavo perché l’arte della scrittura consiste anche in questo, creare un po’ di magia, trasportare in un mondo fatto di inchiostro (o, in questo caso, di lettere digitalizzate) con tanti elementi realistici in grado di trattenere nella realtà che si vive ma capace anche di far sperare ed immaginare, di far trovare la motivazione e di far credere ancora nei sogni anche quando è difficile.

Spero di avervi regalato un pizzico di magia, un sorriso, un momento di svago dalla vita vera o anche soltanto un po’ di compagnia perché è ciò che davvero conta, ci siamo potuti trovare in disaccordo su Riverdale ma ciò che abbiamo creato in questi anni non si è limitato ad una serie tv ed è per questo che è così difficile dire addio e, infatti, ho aspettato il più possibile per scrivere questa recensione, non riuscivo a trovare un modo per salutarvi e salutare la serie.

Per sette anni ci siamo ritrovati ogni settimana a scriverci e a leggerci e, oltre ad aver conosciuto un meraviglioso cast, il miglior regalo di questi anni siete voi.

Sono uscita un po’ fuori tema ma il mio cuore sentiva di dovervi salutare come Irene e non esclusivamente come colei che si è occupata delle recensioni di Riverdale, tutti i consigli che vi ho dato partendo da un qualcosa presente nella serie sono stati dati da me persona e non da me scrittrice e spero che vi possa restare qualcosa di me.

Vi voglio bene.

Ora veniamo a noi due, Goodbye Riverdale, season finale di Riverdale.

Primissima cosa, non abbiamo una coppia endgame per quanto riguarda i fantastici quattro ma abbiamo un bel quadrato soprannominato dai più “come non inimicarsi il pubblico non scegliendo”, cari sceneggiatori, vi chiamate Katherine Pierce, per caso?

No perché nemmeno a lei consentiamo di non scegliere tra i fratelli Salvatore quindi…

Devo dire che comprendo la scelta, si sono allontanati troppo dalla costruzione di un rapporto amoroso per poter consentire ai Bughead ai Varchie o ai Barchie o agli Jeronica di essere endgame e, a questo punto, se proprio avessero voluto dare una svolta, avrebbero potuto darci le Beronica visto che, come abbiamo potuto vedere, sono state insieme per molte notti nel corso del senior year.

Goodbye Riverdale

Due coppie hanno avuto una vita felice insieme e si tratta delle Choni e di Clay e Kevin e, sinceramente, almeno questa gioia ce la meritavamo visto che sono molto ma molto indispettita per il finale ed ora vi spiego il motivo.

Sono felice che nella scena finale di Goodbye Riverdale si siano tutti ritrovati nell’Aldilà sotto forma di Pop’s ma, Roberto Aguirre-Sacasa, look at me.

La vogliamo smettere con questo Sweet Hereafter? Già in Chilling Adventures of Sabrina abbiamo dovuto assistere ad un happy ending afterlife per avere i Nabrina come endgame e ora ci risiamo?

Per fortuna non ha inserito il suicidio come metodo per raggiungere la persona amata nell’Aldilà perché altrimenti avrei davvero gridato al complotto.

Naturalmente nel Paradiso si sarebbero dovuti incontrare tutti ed è così che tutti immaginano la vita dopo la morte, insieme alle persone che si sono amate nella vita terrena e in ambienti con le sembianze di luoghi in cui la felicità è stata la padrona ma, a quanto pare, il nostro caro showrunner è troppo affezionato a farci salutare con queste modalità i personaggi delle serie tv.

Ho amato la scelta in Goodbye Riverdale di far ripercorrere l’ultimo giorno insieme tramite le parole, i ricordi e le emozioni di Betty e Jughead, non poteva esserci un altro metodo per accompagnarci nella fine di questo viaggio e, per quanto i Bughead non siano stati ufficialmente endgame per me questo è il modo con cui hanno dimostrato che loro sono sempre stati legati dal primo giorno e, guardate un po’, Betty muore subito dopo Jughead, il giorno dopo aver sognato che il suo primo vero grande amore l’accompagnasse sul viale dei ricordi.

Goodbye Riverdale

C’è un amore più vero del loro?

Non si sono sposati con nessuno, non si sono dimenticati e sono, praticamente, morti insieme.

Sofferenza più grande? Non si sono vissuti, dopo anni in coppia si sono lasciati e non sono più tornati insieme pur continuando ad essere intrecciati.

Avranno avuto una vita piena professionalmente parlato ma nella loro vita personale si sono privati dell’amore, Betty ha adottato una bambina ma non ha voluto un’altra persona al suo fianco e Jughead non si è innamorato di un’altra donna, ha continuato ad innamorarsi ancora e ancora della scrittura continuando a seguire i movimenti di Betty e ad essere orgoglioso per il successo di colei che aveva amato da giovane e che amava ancora, ne sono certa.

La consapevolezza che avrebbero meritato di più è ciò che non mi permetterà mai di considerare il finale di Riverdale come il finale migliore che avrebbe dovuto avere la serie per quanto riguarda le coppie, anche se, meglio di così non avrebbero potuto fare al punto in cui erano arrivati e per come ci erano giunti.

Cosa ci hanno insegnato i Bughead?

A ricordarci di vivere pienamente l’amore, a combattere contro tutto e tutti pur di viverlo e di farlo durare perché rinunciare non è mai la strada giusta, avere rimorsi non è mai un’opzione da contemplare, lasciarsi scappare chi ci comprende senza giudicarci e chi ci ama nonostante le nostre imperfezioni è un delitto.

Sembrano frasi fatte ma non lo sono perché per quanto possiamo pensare di avere tutta la vita davanti, il tempo è limitato per tutti e rimandare significa soltanto ridurre ulteriormente le possibilità che abbiamo di essere felici, di rischiare e il tempo che abbiamo per amare e costruire ricordi solidi con le persone che abbiamo scelto di avere accanto.

Rimandare, aspettare sono solo sinonimi di limitare e ridurre ciò che invece vorremmo durasse più tempo di quello che sembra tanto ma che, in realtà, è dannatamente poco.

Non sprecarlo non è soltanto un piacere ma un dovere e sta a noi decidere come impiegarlo compatibilmente con gli eventi imprevisti che accadono nel corso della vita.

Betty e Jughead si sono fatti trascinare dalla vita e non si sono più concessi di amarsi perché non avuto abbastanza coraggio ma hanno avuto la convinzione che ci sarebbe stato tempo che, forse, prima o poi si sarebbero ritrovati o che, forse, le persone semplicemente entrano ed escono dalla vita delle altre perché è così che funziona. O forse è questa la scusa da dirsi quando si giunge alla consapevolezza di non aver lottato abbastanza.

Ed è ciò che è successo a tutti, non solo a Betty e a Jughead ma anche tra Betty e Veronica, ad esempio.

Ci si promette di non perdersi e poi ci si perde perché si pensa di avere ancora tanto tempo.

Perché si crede che portare nel cuore chi amiamo sia abbastanza per non perdersi, per riuscire a tenersi ancora e per sempre.

Perché, forse, è più comodo lasciare andare che impegnarsi seriamente.

Ma voi non fatelo, non lasciate andare troppo facilmente, non sostituite chi è raro, non perdetevi, tenetevi forte anche a distanza ma tenetevi, non scivolate l’uno dalle mani dell’altro con la certezza di avere ancora tempo per ritrovarvi.

Cercate di non perdervi e non di ritrovarvi quando vi siete già persi.

E se vi siete persi abbiate il coraggio e la voglia di investire in quella persona, ritrovatevi e imparate dai vostri errori per non perdervi nuovamente.

Bonus:

  • Sarò anche Bughead ma l’addio tra Betty e Archie mi ha fatto piangere, alla fine dei conti non sarà l’amore vero ma si è trattato comunque di un amore puro anche se io continuerò a non definirlo Amore in senso romantico. Sono stati la coppia ideale perché hanno rappresentato il classico prototipo della coppia formata dalla girl next door e dal boy next door ma, si sa, i prototipi sono fatti per essere aggiornati.
  • Alla fine dei conti Archie, in Goodbye Riverdale, si è rivelato il peggiore, è andato sulla costa e non è più tornato, si è dimenticato di tutto e tutti…alla faccia della bella poesia scritta sui suoi “migliori amici per sempre”. Da essere il protagonista ad essere colui che non tornerà mai più a Riverdale il passo è breve e, Archiekins, forse dopo questi sette anni ti capiamo anche se non condividiamo.
  • La poesia ha racchiuso tutto ciò che hanno trascorso e che abbiamo vissuto insieme a tutti i personaggi e l’ho davvero adorata.
  • Ma Tabitha dove è finita?
Goodbye Riverdale

Non diamo voti a Goodbye Riverdale perchè si tratta della conclusione di un percorso che merita più di un numero e quello che voglio dire è:

grazie per gli anni passati insieme ma avresti dovuto e potuto fare di meglio ma ciò che ami di più è sempre un odi et amo quindi, alla fine dei conti, si è trattato comunque di un grande amore.

Mi fa strano avere la consapevolezza che non scriverò mai più una recensione di Riverdale ma, al tempo stesso, sono felice di poter intraprendere un nuovo percorso.

Naturalmente ci risentiremo presto, tra Skam Italia, nuove stagioni/serie in arrivo e nuovi progetti, non temete troveremo un altro universo di cui parlare per anni, devo solo trovare la chiave giusta perchè sono cambiata anche io e ho bisogno di scrivere di altro.

Il tempo del teen drama in senso esclusivo è giunto al termine ho bisogno di stimoli nuovi e di argomenti diversi che potranno anche avere giovanissimi come protagonisti, non lo escludo affatto, ma voglio accompagnarvi anche in un altro viaggio, da adulti, da persone più consapevoli.

E vi voglio con me.

A prestissimo più carichi di prima, sarà anche un Goodbye Riverdale ma, per noi, sarà sempre e solo un arrivederci e mai un addio.

Vostra, Irene

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Salve, sono Irene e non ho mai amato definire la mia persona e ciò che faccio. So solo che ciò che viene scritto, nel momento stesso in cui viene composto, non è più solo mio ma anche di chi legge. Sono curiosa di sapere in che modo lo sarà. Meglio nota come vulcano d'idee o l'Arti(coli)sta per un chiaro e semplice motivo: la scrittura è il mio elemento, l'arte che mi scorre nelle vene, il modo più realistico e spontaneo che ho di vivere.